STAGIONE TEATRALE ESTIVA
Sere D’Estate: Luglio 2011
PRESENTA:
SABATO 31 LUGLIO ORE 21.30
Chalet Nemo,lungomare di MARTINSICURO TE
(in collaborazione con la Di Felice Edizioni)
“ EDIPO RE” con Vincenzo Di Bonaventura
“ Nella più famosa delle tragedie di Sofocle, nel momento in cui Edipo scopre la crudele verità sul proprio passato (ha ucciso il padre e sposato sua madre generando figli con lei), il suo orizzonte viene sconvolto, e tutto ciò in cui credeva distrutto. Si scopre burattino nelle mani degli dei, che lo hanno manipolato e maledetto, e non gli rimane altro da fare che cercare l’espiazione. Ma in questa tragedia non è solo. Accanto a lui le figure di Creonte, Tiresia, Giocasta, che partecipano delle sue stesse colpe e dei suoi sentimenti.
In questo spettacolo trasformato da Di Bonaventura in un guizzante gioco di maschere che intrecciano monologhi rivelatori, il vero protagonista è il sentimento comune dell’ira, così caro al teatro classico, che diventa allo stesso tempo prova e pretesto di colpevolezza oppure d’innocenza a seconda di chi se ne appropri. Ma il tema portante va ricercato anche nella dicotomia tra libera volontà e predestinazione, e in quella tra morale pubblica e comportamenti privati, tra i quali Edipo si muove alla ricerca di quella verità che lo porterà all’auto-condanna.”
LUNEDI 1 AGOSTO ORE 21:30
Presso PIZZA PIAZZA, Piazza Cavour, MARTINSICURO TE
(in collaborazione con l’associazione culturale Martinbook)
“L’INFERNO DI DANTE’” con Vincenzo Di Bonaventura
“Molto sarebbe da dire su una operazione complessa e audace come L’INFERNO, cilimiteremo all’essenziale che si agita dentro per quel che concerne il lavoro su un Recital concepito come colossal della letteratura. Un obiettivo esemplare e’ quello di far conoscere la portata dell’opera, avvalendosi del più sofisticato apparato strumentale fonico immaginabile, in corposità e intensità megafona.La finalità de L’INFERNO di DANTE a cura di Vincenzo Di Bonaventura sta
proprio nel dirompere verso l’ascolto, aggiogare, in un tempo, immagini e percezioni, significati e moniti, panorami e peculiarità specifiche, dettagli e montaggi figurativi sistematici, facendo del suono, parola; della parola, suono; del narrato, fatto; dell’accadere, presenza; dello scendere verso il
basso, mistero; senza mai trascurare la discorsività dell’endecasillabo, che, maggiormente, rispetto ad altre scelte, impone il suo ineguagliabile filone
drammaturgico, vale a dire, la sua costante ritmia fabulante, unica e irrinunciabile. Questo tipo di esperienza, già molte volte sperimentato nelle scuole di ogni ordine e grado, Università comprese, ha dato esaurienti risposte circa il partecipare emotivizzato e, la scansione duplice del vivere e vedere,
del sentire e capire, del perdere e ritrovare, ha fornito sufficienti impulsi a credere nella operazione siffatta in quanto, ancora una volta, si è potuto
constatare quanto generosamente conti, da parte dell’interprete, il possesso del testo, in una sorta di mnemorizzazione prensile se non metabolica. Stesso
riscontro negli spettacoli Recital di grande piazze, dove l’enormità’ del pubblico, in ascolto tecnologico di portata, come nei grandi concerti musicali, recupera di fatto l’intimità’ del verso Dantesco quasi a volerlo reinterpretare a sua volta, come da suggerimento pre-impressivo. L’esperienza dice che la bellezza della più alta Poesia del mondo può trovare realtà in una ritrovata Cattedrale del rito o del riposo dove magnifico e supremo e’ solo L’ASCOLTO!”
SABATO 6 AGOSTO ORE 21:30
Chalet Nemo,lungomare di MARTINSICURO TE
(in collaborazione con la Di Felice Edizioni)
“IL CONTRABASSO di Suskind”con Vincenzo Di Bonaventura
“Monologo vibrante assolutamente fuori dall’ordinario per un contrabbassista confesso e lucido nel disquisire di musica e di gerarchie orchestrali di Wagner come di Mozart, di Schubert come di Goethe, di Mendellsson, come di Bach.
Tiritera frustante di un personaggio disposto dai margini non solo dalla storia, ma dalla gerarchia che la musica ha impudicamente prodotto nel corso di tutta la sua vicenda rappresentativa.
Fonti di verità indubbie sono a vantaggio del nostro contrabbassista che opera e anima con sicura competenza e rango sulle virtù dello strumento più ingombrante, meno maneggievole, meno da solista che possa esistere nonostante la sua traviata storia, non solo come strumento, però
l’impeto e la passione che anima il nostro amico elargitore di verità sono da annoverare tra le cose mai veramente dette dagli esecutori della musica classica, e appunto per questo, quando queste sono rese palesi e immediate, provocano un moto di identificabilità e di ammissione che lascia poco spazio ad altre disquisizioni congetturali e non solo sulla musica.
I musicisti, gli esecutori, gli autori, forse, non sono del tutto avvezzi a contemplare le manchevolezze, le difficoltà, le precarietà che contraddistinguono alcuni strumentisti, come i bassisti appunto, che vivono un quasi peccaminoso rapporto col loro strumento, quasi che questo è propenso ad animarsi di vita e di autonomia propria, ma di un carattere soprattutto, che è così poco familiare con il suono grave, penetrante, corrosivo e fondamentale che emana in modo differente da qualsiasi altro strumento esistente o inventato dall’uomo.
Per il nostro contrabbassista però un tocco di filosofia è urgente, quando appunto afferma che il pensare da parte dell’uomo è cosa facile da farsi perchè gratuita, perchè possibile per chiunque sia in grado di pensare, quando in realtà il pensare necessiterebbe di una patente meritoria che ne attestasse la liceità e l’oppurtunità, tale da diventare occasione e memento di portata esclusiva e non ordinaria.
Questo spettacolo scritto da Patrick Suskind, rappresentato ben 30 anni fa al”Festival dei due Mondi”a Spoleto, suscitò non poche curiosità e polemiche e interventi di sicuro interessamento, fatto sta che ogni volta che viene rappresentato, specie se a sentire vi è qualche strumentista, desta una incredibile introspezione analitica che recupera potentemente lo spirito di dedica e di necessità che uno strumento come il basso trasporta con sè e penetra da sè, come la sua stessa natura corporea invita a credere e a volere: che la fonte della musica, che la vita della musica, parta da una base arcaica, legata alla madre terra, legata appunto alla fecondità madre, al grembo materno, al femminile della vita e della rinascità.
La linea drammaturgica scelta da Vincenzo di Bonaventura è quella di attenersi rigorosamente al qui e ora, di astenersi da ogni forma di identificazione possibile con un qualsivoglia personaggio, ma di adottare una forma suprema di non recitazione. di antiteatro, tale da percorrere facile e immediatamente il terreno della testimonialità attenta e visionale, leggittima e incidente, personale e giocosa, fino al delirio, fino alla scoperta, fino alla verità.”

